Padova (venerdì, 4 aprile 2025) — Le associazioni padovane che operano nell’area della stazione denunciano gli effetti negativi dell’introduzione della zona rossa sulla loro attività quotidiana a sostegno delle persone in condizione di marginalità. Medici, operatori sociali, psicologi e volontari hanno espresso preoccupazione per la drastica riduzione dei contatti con chi vive per strada, per la paura diffusa tra i fragili e per il rischio di interrompere percorsi di cura e supporto avviati da mesi.
di Virginia Spennacchio
I rappresentanti delle realtà associative hanno incontrato l’assessore al sociale Margherita Colonnello e le hanno consegnato una lettera, in cui sottolineano come la zona rossa rappresenti un ostacolo al loro lavoro e chiedono soluzioni alternative. Secondo i dati forniti, il numero di persone raggiunte settimanalmente da Medici in Strada si è dimezzato e molti utenti abituali sono scomparsi. Anche l’unità di strada della Croce Rossa ha registrato un calo significativo dei contatti, mentre sono aumentati gli interventi in altre zone della città.
Lo sportello legale di Open Gates, situato in piazzale Gasparotto, è passato da circa 100 utenti al mese a una media di due al giorno. Le associazioni temono che molti richiedenti asilo, pur regolari, rinuncino a chiedere supporto per il timore di controlli e sanzioni. Alcuni casi di vulnerabilità psicologica richiedono accompagnamento costante, che ora risulta più difficile da garantire.
Anche il servizio psicologico fornito dalla cooperativa Cosep segnala un calo nei contatti. Gli operatori lamentano che la loro presenza in stazione non sia più ben vista. La zona stazione, dove storicamente si concentrano docce, pasti, cure mediche e altri servizi essenziali, è percepita sempre più come un’area a rischio. Il clima di sospetto rende difficile raggiungere chi è in difficoltà, anche in presenza di situazioni perfettamente regolari dal punto di vista amministrativo.
Durante le prime settimane di controlli, le forze dell’ordine hanno parlato di un allontanamento ogni 200 persone fermate, ma secondo le associazioni questi numeri non raccontano tutta la storia. I provvedimenti di allontanamento o daspo non sono gli unici effetti del dispositivo: la perdita della continuità assistenziale, l’interruzione di relazioni costruite nel tempo e l’aumento del disagio sociale sono conseguenze altrettanto gravi.
Nella serata di ieri, circa 200 attivisti hanno partecipato a una manifestazione contro il provvedimento. Il corteo, organizzato dal collettivo Murga, ha attraversato la città da via Annibale da Bassano fino a piazza De Gasperi. Con tamburi e percussioni, i manifestanti hanno denunciato quello che definiscono un provvedimento che calpesta i diritti delle persone più deboli, crea cittadini di serie A e di serie B e militarizza il territorio spostando semplicemente i problemi da una zona all’altra della città.
Last modified: Aprile 4, 2025